L’occasione fotografica

L’occhio fotografico non vede, ma, mi si consenta il bisticcio, “stravede”, o “intravede”. Non intende raddoppiare il mondo, ma rappresentarlo, non diversamente, in questo, dalla pittura. Ma, ogni rappresentazione presuppone una mediazione, tra la percezione e l’immaginazione, perchè sempre, e fatalmente, il percepito è immaginato, e la fotografia sta in bilico tra il riconoscimento e lo spaesamento, tra il simile e un dissimile sottile, che inquieta e su cui si fonda, per l’appunto, la fotografia come arte, e non solo come tecnica.

A chi pensa, in maniera un pò naïf, che la fotografia regge semplicemente lo specchio alla natura, o alle cose, suggerisco di ricordarsi quante volte non ha riconosciuto subito, in una fotografia, la piazza di una città, o un paesaggio, che erano per lui di comune frequentazione. E quante volte, in un ritratto fotografico, ha scoperto, nella faccia di un amico, una espressione, che non aveva mai notato, per lo meno a livello cosciente, perchè poi, guardando bene quella fotografia, gli è diventato chiaro che quel sorriso, o quella smorfia, erano proprio dell’amico, e non di altri. Infatti, ogni ritratto fotografico è un reperto psicologico, e spesso porta alla luce, in un lampo, le pulsioni profonde che ciascuno si preoccupa, consapevolmente o no, di occultare.

Tatiana Gambetta non è una fotografa “di posa”, non crea le occasioni, aspetta che si manifestino, per coglierle nella loro più primordiale spontaneità. Chi sa di essere fotografato comincia a mentire con il volto, con la postura del corpo: non vuole mostrarsi qual è, ma quale vorrebbe essere. Per cui se si sa di essere fotografati, si offre all’obiettivo l’utopia di se stessi, ci si adopera per apparire “al meglio”, insomma si recita una parte. È strano, ma sembra che anche il paesaggio veduto attraverso una posa, perda quel senso di squisita fugacità, che palpita nelle foto d’occasione, scattate alla brava, e senza troppe meditazioni intellettuali. Perchè quanto più la fotografia si è velocizzata, tanto più ha trovato un suo impressionismo infinitamente più impressionista di quello della pittura.

Tatiana Gambetta va in giro per il mondo, e quando una immagine la seduce, di colpo se la annette, e ce la restituisce con tutta la perentoria immediatezza di un gesto. Le sue fotografie sono piene di vita, direi quasi di una profonda allegria, che nasce sempre quando si arresta un attimo fuggente perchè ci è piaciuto, e lo si offre agli altri perchè è bello. I suoi personaggi sono sorpresi con un clic che è rapido come il battito di un ciglio.